“Nessuno è mai vinto fino al giorno nel quale non si dichiara vinto. In realtà, finchè uno, sia pure ridotto agli estremi, non si arrende o non è distrutto, non vi sono vincitori e vinti, ma solo combattimento”

(Mussolini agli Ufficiali della GNR)

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giovedì 2 febbraio 2017




LA GUARDIA NAZIONALE REPUBBLICANA
- La Guardia Nazionale Repubblicana ebbe 9 Scuole Allievi Ufficiali, con un quadro permanente formato da ex combattenti (spesso decorati) e circa 4000 allievi-studenti.
- Le sedi (Vicenza, Fontanellato, Lucca, Modena, Orvieto, Rivoli, Siena, Varese, Oderzo) avevano già ospitato –ove possibile- Istituti di formazione militare, e anche gli edifici erano gli stessi, se scampati ai bombardamenti.
- Gli Allievi che conseguirono, nella stessa data del 10 settembre 1944, il grado di Sottotenente furono 2175; ad essi vanno aggiunti 200 usciti in giugno dalla Scuola di Vicenza e 400 che avevano iniziato il corso a Varese, per poi continuarlo ad Oderzo); i caduti furono 348, cioè più del 15%, non pochi se si considera il limitato periodo di impiego.
- L’impiego fu variegato: nell’ambito della GNR, ma anche (circa 400) nell’esercito repubblicano, nella Decima, nelle Brigate Nere, nei reggimenti autonomi Bersaglieri, Alpini e Paracadutisti

Con la salita al potere di Badoglio dopo il 25 luglio 1943 la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, che era comandata direttamente dal Duce e aveva come Capo di Stato Maggiore il generale Enzo Galbiati non fu sciolta. Galbiati fu esonerato (e, poi, anche arrestato) e Comandante Generale della M.V.S.N. fu nominato il generale Quirino Armellini. Colta di sorpresa e disorientata dai proclami di Badoglio la Milizia non aveva reagito al colpo di stato. Solo il 16° Btg “M” al comando del Ten.Col. Gustavo Marabini, che era appena rientrato dalla Slovenia e che era dislocato nei pressi di Roma, iniziò a marciare verso la capitale. Fu fermato e si tentò di disarmarlo, ma il comandante non si lasciò disarmare e riportò il Btg. in armi nei pressi di Ponte Galeria (Roma).

L’8 settembre il Comando della Milizia era semi-deserto. Vi si recò il Gen. Italo Romegialli che si trovava a Roma proveniente da Genova, il quale, trovandosi ad essere il più elevato in grado, assunse il comando della Milizia e radunò subito un gruppo di militi della consistenza di un battaglione nella caserma “Mussolini” in Trastevere. Poco dopo, liberati gli ufficiali della Milizia che erano prigionieri a Forte Boccea, fra cui il Luogotenente Generale Renzo Montagna, Romegialli cede il Comando a quest’ultimo. Intanto il 16° Btg. “M”, rimasto in armi, si sposta ad Ardea dove si trova anche il 63° Btg “M” “Tagliamento”, pure rimasto compatto e in armi e qui giunto proveniente da Tivoli al comando del Magg. Merico Zuccari.

Qui, il 14 settembre, il Ten. Col. Marabini dichiara costituita la “ 1^ Legione “M” e ne assume il comando. Al comando del 16° Btg va il Magg. Angelo Porcelli e al comando del 63° rimane il Magg. Merico Zuccari. Dopo un intenso impiego nel Reatino per la cattura di prigionieri di guerra evasi, poi il 23.11.43 la legione verrà sciolta. Il 16° Btg col Comandante Marabini si porterà a Como e il Magg. Merico Zuccari con il suo 63° otterrà l’autorizzazione a ricostituire la Legione “Tagliamento”. Essa si completerà in gennaio con l’arrivo del Btg. “Camilluccia”, tutto di volontari, che diventerà il 2° Btg della Legione. Essa si sposterà prima a Chiari in prov. di Brescia, poi in altri luoghi, infine in Val Camonica e nel Mortirolo sostenendo una durissima lotta contro le bande partigiane. A fine guerra, ripiegando verso il Trentino, giunse a Revò e, qui, il 5 maggio 1945 si sciolse. Alcuni presìdi che non avevano potuto ripiegare con la legione si arresero alle bande partigiane che operarono indegne stragi. Si ricordano quelle di Lovere e, soprattutto, quella di Rovetta, dove vennero trucidati, dopo che si erano arresi, 43 giovani militi.


Riprendendo la narrazione, vediamo come, rapidamente, la M.V.S.N. si va riorganizzando.
Ma con decreto dell’8 dicembre 1943 fu costituita la Guardia Nazionale Repubblicana e fu posta sotto il comando di Renato Ricci. Vice comandante fu poi nominato il Tenente Generale Italo Romegialli e Capo di Stato Maggiore il Ten. Gen. Niccolò Nicchiarelli. E il 2.3.45 Sottocapo di S.M. fu il Ten. Col, Asvero Gravelli. Essa comprese la ex M.V.S.N. (i cui reparti vennero gradualmente sciolti e, previa accurata selezione, incorporati), gli ex Carabinieri (ne incorporò 75.000) e la ex Polizia dell’Africa Italiana.

Fin dai primi mesi essa si arricchì di molti volontari e furono costituiti diversi reparti operativi, spesso costituiti a guisa di piccoli Btg. “M” e reparti territoriali. Ci furono comandi provinciali in ogni provincia e piccoli presidi (furono oltre 8000) in tutte le località ove svolgevano anche funzioni di polizia. (Vedi D.L.921 del 18.12.43)


Il 15 agosto 1944 essa verrà inglobata nell’esercito e verrà definita “primo corpo combattente della R.S.I.”. Così cesserà di svolgere funzioni di polizia. Il 21 dello stesso mese, infine, ne assumerà il comando direttamente il Duce e Renato Ricci verrà posto in riserva.
Con 7000 uomini, che i tedeschi avrebbero voluto sotto il loro controllo per destinarli alla difesa antiaerea, si costituì, il 23 agosto 1944 a Brescia, la divisione ETNA (Gen.Volante), della G.N.R.,
che ebbe funzioni antiparacadutisti e antiaerei. In essa confluirono diversi Battaglioni prima autonomi, come il 1° Btg Ciclisti d’Assalto “Roma”, il 2° Btg. Ciclisti d’Assalto “Venezia Giulia”, il 3° Btg d’Assalto “Pontida”, il 1° Btg Paracadutisti “A. Mazzarini”, il CXV Battaglione “M” “Montebello”, il XXIX Btg. “M” che l’8 settembre non depose le armi e si schierò coi tedeschi in Albania, il 1° Btg Granatieri “Ruggine”, il Reparto Cavalleggeri, il Btg Controcarro e anche il Gruppo Corazzato “Leonessa”, che si era costituito a Montichiari (BS) nell’ottobre 1943. I Btg ebbero diverse dislocazioni. Alcune sue compagnie il 11 dicembre 1944 sono al fronte. Con le stesse funzioni si iniziò a costituire anche la Vesuvio.
Allorchè il fronte si ritirò dalla linea “Gustav” per attestasi sulla “Gotica”, con le Compagnie OP (ordine pubblico) che si ritirarono, furono costituiti i Btg “Firenze”, poi “Toscana”, “Perugia”, “Marche”. La Cmp OP di Macerata andò a rafforzare quella di Bergamo e la Cmp OP di Pesaro entrò a far parte della Legione “Guardia del Duce”.
Altri Btg della G.N.R. furono il Btg “Bologna”, il “Carmelo Borg Pisani” di Imperia, il “Ferrara”, poi “1° Btg d’Assalto Ghisellini”, il “Romagna”, il “9 Settembre”, costituitosi appunto il 9 settembre 1943. Fu, questo, uno dei primi reparti del nuovo esercito della R.S.I. Esso trae origine dal 50° Btg CC.NN. “M” da sbarco “Treviso” e dal gemello 42° Btg “Vicenza” entrambi di stanza a Tolone dal gennaio 1943. All’atto della resa dell’8 settembre oltre 200 uomini la rifiutarono e, radunatisi a St. Mandrier sur Mer formano il primo nucleo di quello che sarà il Btg “9 settembre” e confermano agli alleati tedeschi la volontà di proseguire la lotta. Viene costituito a La Seyne-Tolone il primo reparto pronto all’impiego, la Compagnia d’assalto Zardo che, in ottobre, rientra in Italia dove, potenziata con molti volontari diverrà, a inizio Marzo 1944, Btg “9 settembre”.
La G.N.R. ebbe anche alcuni reparti autonomi quali il “Reparto Costiero Adriatico”, la Cmp “Abruzzi”, la “Cmp Fucilieri Co.Ge.” (Comando Generale), la Cmp “Ferrara”, la Cmp “Lazio”, il Plotone GNR aggregato alla 5^ Div.Alpina del LI Corpo d’Armata germanico.
La Legione “M” Guardia del Duce fu costituita a Forlì nel settembre 1943. Era costituita da due Btg ed ebbe come suo compito principale la protezione del Duce prima alla Rocca delle Caminate, poi a Gargnano dove si sciolse il 28 aprile 1945.
A cura della G.N.R. furono attivate diverse Scuole Allievi Ufficiali: Fontanellato (PR), Lucca, Modena, Orvieto, Rivoli (TO), Siena, Varese, Vicenza, Oderzo e il 16.11.1944 furono nominati 2175 sottotenenti. Gli allievi di dette scuole, anche durante i corsi, furono impiegati in azioni anti guerriglia e sostennero duri combattimenti. Poi rimase la sola scuola di Oderzo. Questa, il 28.4.45 si arrese al C.L.N. con garanzia di salvezza per tutti gli uomini. Ma l’irruzione di una diversa banda partigiana fece sì che molti militi fossero trucidati, fra cui quelli della famosa corriera della Pontificia Opera di Assistenza fermata a San Possidonio (MO).
La G.N.R. organizzò anche, a Firenze, un “Corso Allievi Carabinieri” che preparò 600 uomini.

A Boscochiesa Nuova (VR) funzionò una “Scuola Allievi Sottufficiali della GNR” che, nell’ottobre 1944 aveva preparato 250 sottufficiali.


E a Como funzionò un “Centro Addestramento Guardia Giovanile Legionaria”, che nel novembre 1944 consentì di formare il “1° Btg Granatieri della Guardia”, detto anche Btg “Ruggine”. Nel Centro di Como, poi trasformato in centro di rieducazione politica, ebbe la sua base anche il CXV Btg “Montebello”.
E anche a Brescia si formò il XV Btg “Guardia Giovanile Legionaria. La G.G.L. inquadrò 18.000 giovani e formò diversi Btg, anche se non tutti furono operativi e svolsero funzioni territoriali.
Notevolissimo l’impegno della G.N.R. nelle regioni orientali. Qui i reparti della Milizia ebbero una storia particolare. Si trattava di 7 legioni che i tedeschi avrebbero voluto prendere sotto il loro diretto controllo e che furono denominate, in luogo di M.V.S.N., prima: “Comando VI^ Zona 
Camicie Nere”, poi “Ispettorato Regionale G.N.R. Venezia Giulia”, infine “Comando Generale Milizia Difesa Territoriale”. Le comandava il Gen. Di Pasquale, con sede a Trieste che cercò in tutti i modi di mantenere l’indipendenza dai tedeschi. Successivamente il comando fu assunto dal Col. Sommavilla che organizzò una vera e propria Divisione, forte di 10000 uomini e 5 reggimenti con comandi a Trieste (1° Rgt già legione “San Giusto”), Pola (2° Rgt già legione “Istria”), Fiume (3° Rgt “D’Annunzio”), Gorizia (4° Rgt. “Isonzo”), Udine ( 5° Rgt. “Tagliamento” ).
Né bisogna dimenticare le specialità della G.N.R., quelle che, prima, furono denominate “Milizie Speciali”. Esse furono:
La G.N.R. FERROVIARIA con una sua scuola di specializzazione a Bellario in Val Sassina. Contò 9 legioni.
La G.N.R. PORTUARIA: 3 legioni.
La G.N.R. POSTELEGRAFONICA: Ebbe una sua Scuola Allievi Militi. Contava una trentina di reparti.
La G.N.R. DELLA MONTAGNA E DELLE FORESTE con una sua Scuola Allievi. Fu quella che subì le maggiori perdite poichè aveva piccolissimi presidi in zone montane che furono assaliti e sopraffatti dai partigiani. Contava 7 legioni.
La G.N.R. DI FRONTIERA: ebbe 5 legioni. La 3^ , nei giorni successivi al 25 aprile, dalla Valtellina tentò di andare incontro al Duce ma a Ponte Valtellina, saputo della morte del Duce, si arrese il 28 aprile 1945.

La G.N.R. STRADALE, composta da varie Compagnie motorizzate e da altri Reparti.


Uomini della G.N.R. andarono a formare il III° e il IV° Btg del “Raggruppamento Cacciatori degli Appennini”.
E’ necessario, infine, ricordare anche le Legioni che l’8 settembre si trovavano in Balcania e che continuarono a combattere come reparti della G.N.R. Esse furono: la “49^ Marche” in Croazia, la “72^ Farini” a Scutari in Albania poi in Croazia, la “24^ Carroccio” a Samos nell’Egeo, la “86^ Indomita” in Albania poi in Bosnia e in Croazia, la “92^ Ferrucci” in Albania, la Legione Egea “Conte Verde” a Rodi, nonché i Btg. Autonomi: “XIX M d’Assalto” a Prevesa a nord di Cefalonia poi in Italia Valle d’Aosta Piemonte e Stresa, “XXXIII Autonomo” in Serbia, “XL Scaligero” in Croazia, “LIII Autonomo” in Serbia, “LXXXI Autonomo” in Montenegro, “LXXXII Autonomo” in Serbia, XCII Autonomo” in Albania poi in Serbia dove, accresciuto e riarmato, fu impiegato contro iugoslavi e russi col nome mutato in 92° Btg Speciale di Sicurezza italiano. Rientrato in Italia il 16.1.45 fu sciolto e i componenti furono inseriti in altri reparti fra cui la Legione Guardia del Duce, “CVI d’Assalto” in Serbia, il “CXI d’Assalto” in Serbia e Croazia, il “CXLI d’Assalto” a Creta, “CXLIV Irpino” in Montenegro.


reparti di allievi ufficiali della G.N.R. schierati in una caserma



SANTINO REALIZZATO DAL CAPPELLANO MILITARE DEL BATTAGLIONE SCUOLA G.N.R. DI VARESE, CAPITANO GIUSEPPE BEZZI, IN OCCASIONE DELLA PASQUA 1944

















Alessandria settembre 1944
 Generale della Guardia Nazionale Repubblicana
 in ispezione a Reparti della Divisione Italia



GNR DI PAVIA
Documento redatto a Pavia il 23 settembre 1944, che raccoglie due firme autografe di altrettanti famosi comandanti della Guardia Nazionale Repubblicana e attiene ad un ufficiale della 2°Compagnia del Battaglione - Scuola Allievi Ufficiali "Lucca". Il "rapporto informativo" riguarda il servizio prestato dal Tenente Aldo Benedetti dal 3 aprile 1944 al 30 settembre 1944 nelle funzioni di "Istruttore Comandante di Plotone" ed è firmato di proprio pugno dal suo comandante Capitano Gino Raumi. In data 30 settembre 1944 il documento è stato firmato per approvazione ( Concordo ) dal famoso colonnello Siro Giombini, comandante della Scuola Allievi Ufficiale "Lucca" che aveva sede presso la Caserma Menabrea di Pavia dal 1° luglio 1944. Aldo Benedetti, con il grado di Sottotenente, era stato l'ufficiale di collegamento del battaglione fino al marzo 1944 prima di essere promosso e assumere il comando di un plotone della 2° Compagnia e le funzioni di Istruttore dei giovani Allievi Ufficiali. Nel suo rapporto il capitano Raumi ne tesse le lodi di soldato e ufficiale scrivendo: "Ha partecipato a rastrellamenti e ad operazioni contro partigiani dimostrando coraggio, saper fare e prontezza nel percepire, nell'agire e nel saper valutare terreno e situazione.Di buonissima cultura profesionale e generale. Ha esplicato durante il corso All.Uff. le funzioni di Insegnante di Collegamenti." La Scuola Allievi Ufficiali "Lucca" era una delle nove Scuole Allievi Ufficiali della Guardia Nazionale Repubblicana istituite all'indomani della riorganizzazione delle Forze Armate repubblicane, e si costituì a Lucca, nella Caserma di San Romano, il 1° marzo 1944.  La sanguinosa avventura degli AA. UU. del "Lucca" in Oltrepo Pavese cominciò il 26 giugno dello stesso anno, quando il Battaglione, al comando del Tenente Colonnello Siro Giombini, valoroso combattente di tutte le guerre, superdecorato, amatissimo dai suoi uomini, ferito in Spagna ( dove ottenne la medaglia d' oro spagnola ), fu trasferito alla Caserma "Menabrea" di Pavia, sita attorno all'attuale "cortile teresiano" dell'Università e sino ad allora sede della Scuola Allievi Ufficiali del III° Reggimento Genio, per un addestramento speciale in vista dell'impiego oltrepadano. All'epoca del suo trasferimento, il "Lucca" era costituito da 2.475 allievi, risultato di una severissima selezione morale, fisica ed attitudinale, attuata su un primitivo nucleo di più di 4.000 Allievi Ufficiali, durata più di un anno. Tale severissima selezione era giustificata dal fatto che per mezzo delle nove scuole della
GNR avrebbe dovuto formarsi la nuova classe dirigente delle Forze Armate repubblicane, ripulite da quanto rimaneva dei vecchi ufficiali, monarchici e badogliani, promossi non per merito ma per servitù dinastiche. Nei primi mesi del 1944 si era andato costituendo in Oltrepo un vasto movimento di ribellione, alimentato dal crescente fenomeno della renitenza alla leva, dalla diserzione di alcuni tedeschi, da ribelli cecoslovacchi, e dai cosiddetti "mongoli", cosacchi fuoriusciti dalle fila della Luftwaffe (in Oltrepo operava la 162ª divisione "Turkestan", costituita per la quasi totalità da ex prigionieri russi) nella speranza di ricevere un salvacondotto, a guerra finita, che li avrebbe salvati dalla riconsegna alle truppe staliniane, e dalla conseguente punizione. Importante era dunque per le Forze Armate repubblicane il presidio di una zona tanto strategicamente importante quanto difficile a governarsi, quale veniva a configurarsi l'Oltrepo Pavese, che, con le sue colline fitte di boschi, le sue alture ed i suoi dirupi, si trovava ad essere il contesto ideale per azioni di guerriglia, imboscate, episodi di banditismo. Furono perciò dislocate in territorio oltrepadano diverse migliaia di soldati, delle più diverse armi: Alpini della Monterosa; Marò della San Marco, acquartierati a presidio dei depositi di Voghera, Casteggio, Nivione, Rosara e Stradella; militi del 616° Comando Provinciale della GNR, della 14ª Brigata Nera "Alberto Alfieri" di Pavia, e della Legione Autonoma Mobile "Ettore Muti", oltre agli Allievi Ufficiali della GNR dei battaglioni "Lucca" e "Siena". Giunta a Pavia, dopo un mese di attività alla "Menabrea", la Scuola "Lucca", il 22
luglio si trasferì a Milano dove il giorno 25 partecipò alla grande parata della GNR, dopo essere stata passata in rassegna dal comandante generale Renato Ricci e aver ricevuto la Bandiera di Guerra.  Il 30 luglio, rientrato da Milano a Pavia, il battaglione fu spostato a Varzi, per un addestramento sul campo. La situazione all'epoca sembrava infatti essere meno grave di quanto non si sarebbe rivelata di lì a poco: erano giunte segnalazioni di atti di banditismo nei dintorni di Varzi, e di saccheggi attuati ai danni dei convogli che percorrevano la ferrovia a scartamento ridotto Voghera-Rivanazzano-Varzi. La zona si rivelò invece scenario di una vera e propria guerriglia, pianificata da gruppi organizzati di partigiani (brigate "Crespi Garibaldi" e "Giustizia e Libertà"), che miravano alla costituzione in Oltrepo di una vera e propria "repubblica partigiana", sull'esempio di quella costituitasi pochi mesi prima in Val d'Ossola, progetto che, di fatto, non trovò mai realizzazione, eccezion fatta per i tre giorni di occupazione partigiana che Varzi conobbe tra il 19 ed il 22 settembre 1944.  I primi a muovere alla volta di Varzi furono gli AA. UU. della 2ª Compagnia, scortati da un plotone di mitraglieri della 1° Compagnia. In questa occasione i ragazzi del "Lucca" dovettero affrontare la prima battaglia della loro esperienza oltrepadana: il treno che li trasportava fu assaltato da un piccolo nucleo di partigiani, che, dopo un breve conflitto a fuoco, fu messo in fuga. Giunti a Varzi, si acquartierarono all'interno delle locali scuole elementari, in un piccolo ma moderno edificio sito ai margini dell'abitato. Tale edificio fu scelto per arrecare il minor disagio possibile alla già stremata popolazione del borgo, che certo non avrebbe giovato della presenza militare all'interno dell'abitato, rischiando di essere coinvolta in eventuali attacchi mossi dalle formazioni partigiane all'indirizzo dei soldati repubblicani. Tuttavia, l'ubicazione dell'edificio scolastico si rivelò presto infelice: si trovava infatti al centro della vallata, attorniato da alture coperte da una fitta boscaglia, bersaglio ideale per il fuoco dei cecchini. La prima azione della quale si resero protagonisti gli AA. UU. del "Lucca", consistette nello sgombero di un casolare poco distante dall'abitato, che alcune segnalazioni indicavano come covo di ribelli. Dopo una breve resistenza, i partigiani uscirono allo scoperto, arrendendosi. Ma i problemi non avrebbero tardato a venire: l'offensiva partigiana si faceva sempre più massiccia, tanto da costringere le Forze Armate repubblicane a trasferire a Varzi le restanti compagnie del "Lucca", assieme al Battaglione di Allievi Ufficiali "Siena". Con l'arrivo dei rinforzi, partì la controffensiva, che si concentrò in direzione dei passi del Brallo e del Penice, i quali, oltre a costituire punti estremamente importanti per il controllo della vallata, erano ritenuti essere rifugio per il grosso delle forze partigiane. In una di queste operazioni, oltre a numerosi feriti, il "Lucca" ebbe il suo primo caduto in Oltrepo, Marino Importuni, un coraggioso diciassettenne fiorentino. La situazione rimaneva però drammatica: da una parte i bombardamenti degli alleati, i quali non mancarono di rifornire di armamenti, viveri, denaro, anche alcune formazioni partigiane; dall'altra il fuoco dei cecchini, le imboscate e le azioni di sabotaggio dei partigiani, che arrivarono, nella torrida estate del 1944, a far saltare le tubature dell'acqua potabile che rifornivano l'intero borgo di Varzi, noncuranti del danno arrecato alla popolazione civile, pur di creare problemi alle forze repubblicane ivi stanziate. Per giovanissimi Allievi Ufficiali, destinati a divenire elementi di fondamentale importanza nell'organizzazione delle Forze Armate repubblicane, addestrati allo scontro campale, non già alla guerriglia ed all'imboscata, le prove da affrontare erano davvero dure.


RENATO RICCI

PROFILO DI UN COSTRUTTORE CHE FU ANCHE UN CAPO MIO PADRE RENATO

Creatore dello Stadio dei Marmi, fondatore dell'Opera Nazionale Balilla e della Guardia Nazionale Repubblicana, Ministro delle Corporazioni, visse e lavorò senza posa accanto a Mussolini.


Mio padre Renato Ricci nacque a Carrara il primo giugno del 1896 da una famiglia di cavatori, gente rude abituata ad un lavoro duro e pericoloso. Il capo famiglia era un nonno garibaldino che instillò l'amor patrio ai suoi nipoti sin dalla più tenera età.
Dopo il diploma di ragioniere e alcune traversie politiche per aver manifestato per la italianità di Trento e Trieste, mio padre si arruolò volontario nei bersaglieri nel 1915 e partecipò a tutta la campagna meritandosi due medaglie al valore ed una croce di guerra al merito, quale comandante di pattuglie di Arditi per azioni compiute al di là delle nostre linee.


Fu il primo ufficiale italiano a entrare in Trieste liberata. Nel 1919 essendo di stanza a Monte Nevoso, seguì D'Annunzio nell'impresa fiumana trascinando con sé un battaglione del suo reggimento con tutto l'equipaggiamento. Durante l'impresa partecipò all'occupazione di Zara al comando di una compagnia Bersaglieri della Legione del Carnaro. Strinse amicizia con Marinetti, Paulucci di Calboli, Mascagni e Keller, con il quale volò più volte e per il cui consiglio, pochi anni dopo, conseguì il brevetto di pilota.
Dopo il Natale di Sangue tornò a Carrara e fondò il Fascio di Combattimento. I primi fascisti erano solo 17, ma ben presto il movimento si dilatò, tanto che Ricci s'impose da Livorno fino a Genova e Firenze, collaborando alla organizzazione del Movimento con Perrone Compagni a Firenze, e con 
Costanzo Ciano a Livorno. Le lotte furono durissime con molte vittime, basti ricordare l'eccidio di Sarzana nel quale persero la vita 17 fascisti e più di 46 furono feriti. Il 29 ottobre dopo aver occupato la prefettura e la caserma Dogali, disarmandone la guarigione, che d'altronde era quasi consenziente, nella notte fermò il primo treno per Roma che passava per la stazione di Avenza, che era il treno di Mussolini. Ricci fu cordialmente accolto e presentò 200 squadristi armati di tutto punto. Mussolini fece agganciare un'altra vettura e si intrattenne con Ricci, e lo incaricò di prendere il comando di tutte le squadre fasciste che si stavano concentrando a S. Marinella.
Tornato a Carrara viene nominato da Mussolini Alto Commissario del Partito con compiti ispettivi e organizzativi. Si interessa in particolare della situazione economica del suo paese e promuove la ristrutturazione dell'ospedale, la realizzazione di case popolari, il rinnovo dell'Accademia di Belle Arti, e promuove iniziative a favore della industria marmifera locale. Nel 1924 è eletto deputato e continua la sua attività, sia nel partito che a favore di Carrara, fondando tra l'altro il Consorzio marmi. Nel 1926 viene chiamato a Roma e nominato Sottosegretario all'Educazione Nazionale, con il compito di riorganizzare la gioventù dal punto di vista morale e fisico.
Immediatamente si reca in Inghilterra e prende contatto con Baden Powell, capo dell'organizzazione scautistica, che gli dà preziosi consigli e lo esorta a tornare in America per prendere visione delle grandi scuole americane. Torna in Italia e in volo si reca in Germania dove prende contatto con la Bauhaus e il modernissimo movimento artistico e architettonico di Gropious.
Nasce cosi L'Opera Nazionale Balilla, alla cui presidenza Renato Ricci resterà per 11anni dal 1926 al 1937; (naturalmente con il solo stipendio di Sottosegretario al Ministero dell'Educazione nazionale).
Realizza 900 Case del Balilla e della Piccola Italiana, tutte con palestre, piscine, biblioteche e sale di riunione, giardini, ecc. Queste case per la gioventù, che Ricci fece realizzare, sono per la maggior parte ora abbandonate e ridotte in rovina. Realizza 12 Collegi, fra cui: il Morosini di Venezia, il Collegio Aeronautico di Forlì, i Collegi Navali di Brindisi, Sabaudia e il Collegio femminile di Orvieto. Mette in mare la nave scuola Palinuro per accogliere gli scugnizzi napoletani.

Ma soprattutto, in questo periodo mette mano per primo alla realizzazione di quella che sarà una delle più importanti opere del regime: Il Foro Mussolini.
Ricci voleva prima di tutto realizzare una scuola da cui attingere i dirigenti della sua organizzazione in fieri. Si trattava di trovare un'area con possibilità di sviluppo. Ricci essendo membro del Governo trattava la cosa direttamente con il Governatore di Roma, suo vecchio amico e squadrista della prima ora.
Furono scartate tre aree disponibili. la prima, quella dell'attuale sede della città Universitaria, perché già occupata da servizi ospedalieri e destinata già in parte dal Ministero dell'Educazione nazionale a espansioni per cliniche universitarie. La seconda area scartata fu nella Zona di Casal Palocco, troppo distante da Roma. La terza zona scartata fu quella dell'attuale Villaggio Olimpico(campo di addestramento militare) perché gli studi presenti al Ministero dell'E.N. prevedevano la presenza di reperti romani.
Rimaneva un'area pantanosa, soggetta alle piene del Tevere, la attuale sede. Ricci non si perse di animo e accettò questa area purché tutti gli scarichi delle demolizioni che si prevedevano ed erano in corso a Roma venissero dirottati in quell'area secondo le sue indicazioni. (Chiamò quindi un giovane professore di disegno, già rettore dell'accademia di Belle Arti di Carrara, e gli indicò i suoi intendimenti e le sue idee e con lui discusse il primo piano regolatore del Foro Mussolini. Gli affidò l'incarico dell'Accademia e del primo Stadio dei Marmi il cui fondo è al livello originale del terreno.
Lo Stadio dei Marmi fu così realizzato, e il materiale fu ottenuto ritirando da Carrara tutti i blocchi di scarto gratuitamente concessi dalle varie cave, perché non utilizzabili per la lavorazione. Infatti si può ancora vedere che si tratta di blocchi appena sbozzati, o con tagli grezzi di sega.
Per le statue, di cui Ricci voleva arredare lo stadio, furono regalate da varie città italiane e tutte scolpite, per espresso desiderio di Ricci, da giovanissimi scultori sconosciuti, dei quali alcuni divennero poi celebri come Bellini, Selva, Canevari, Buttini ed altri.
Chiamò a collaborare, per gli ulteriori progetti del Foro, Costantini per le terme e le piscine, di cui una pensile, Pintonello per l'obelisco. Quest'ultimo eseguì una accurata ricerca sul modo di innalzare gli obelischi, e una ricerca storica su quelli innalzati dai Papi. Costantini e Pintonello ebbero i primi incarichi a 24 anni, e Pintonello ebbe la responsabilità di dirigere tutte le costruzioni che dal 1930 furono eseguite nel Foro. Ebbe anche l'incarico di progettare il così detto stadio dei Cipressi insieme all'ingegner Frisa. Il progetto del piazzale dell'Impero fu affidato all'architetto Moretti, e la fontana della Sfera agli architetti Pediconi e Paniconi. Infine, nel 1934, fu affidata a Moretti la rielaborazione totale di tutto il sistema urbanistico del Foro, con il progetto da lui realizzato della Accademia delle Armi e con l'Arengo delle Nazioni e altri edifici purtroppo non realizzati. Fu chiamato ancora una volta Del Debbio che realizzò la Foresteria Nord, mentre Costantini realizzò la Foresteria Sud, nei pressi di Ponte Milvio. Questo edificio è stato poi deturpato perché il bellissimo rivestimento di marmo bianco è stato asportato e sostituito da una banale cortina di mattoni.
Non va dimenticato che Ricci, Sottosegretario all'Educazione, nazionale, aveva il controllo della Sopraintendenza alle Belle Arti e così, tramite il professor Ceschi della Sopraintendenza, fece apporre il vincolo di inedificabilità a tutte le colline di Monte Mario soprastanti il Foro, lasciando così a Roma il più grande polmone verde, quasi al centro della città, come corona al suo Foro.
Protesse tutti gli artisti giovani a qualsiasi corrente appartenessero. Tenne in massima considerazione i docenti universitari e volle che il Rettore dell'Accademia Fascista al Foro Mussolini fosse sempre uno scienziato di chiara fama. Si alternarono così i professori Versari (anatomico), Pende (biologo) e Virno (noto medico). Il professor Midulla assunse la direzione della rivista scientifica dell'O.B. Furono fatte accurate ricerche nel campo scientifico afferenti i vari aspetti dell'educazione fisica e morale, con particolari riflessi sull'influenza che l'educazione fisica ha sul morale e sulla qualità del lavoro, per migliorare la qualità della vita.
Un aspetto poco conosciuto dell'Opera Balilla fu quello che riguarda le numerose crociere e viaggi all'estero voluti da Ricci, perché i giovani italiani avessero contatti con i loro coetanei di altri paesi e di altre civiltà. Furono organizzate crociere in U.S.A., Sud America, Africa, Oriente, Nord Europa. Furono promosse tutte le attività all'aria aperta, campeggi, al mare e in montagna. Fu istituita la prima scuola di Volo a vela cui potevano accedere giovani dall'età di 16 anni.
Nel 1937 Mussolini spostò Ricci alla guida di uno dei più delicati settori dell'attività economica della Nazione, e cioè lo nominò prima come sottosegretario e poi come ministro alla guida del Ministero delle Corporazioni.
In questa veste fu uno degli artefici principali dell'Autarchia, promuovendo tutte le disposizioni che videro l'eccezionale sviluppo dell'industria nazionale. In sostanza la base della grande industria italiana si deve proprio a quei sei anni in cui diresse quel Ministero.
Nel 1940, essendo Ministro delle Corporazioni, vista la disastrosa svolta delle operazioni militari in Albania, partì nuovamente come volontario, raggiunse il 2° Reggimento bersaglieri in prima linea fra Berati è la Voiussa e partecipò alla campagna contro la Grecia, venendo due volte decorato per atti di valore compiuti al di là delle nostre linee. Riorganizzò i servizi del Reggimento facendo venire un medico amico, il primario chirurgo dell'Ospedale di Venezia, professor Dino Cagetti che, sebbene ferito, continuerà a dare la sua opera in quel tragico inverno. Lo seguono al fronte anche il giornalista Marzolo e un operaio comunista di Carrara, certo Lissan. Fa acquistare a proprie spese duecento paia di scarponi e li distribuisce ai Bersaglieri che ne erano privi. Alla fine della guerra di Grecia consegnò a Mussolini un lungo rapporto dettagliato sulle manchevolezze dell'equipaggiamento e dell'addestramento dei nostri soldati.

Nel febbraio 1943 viene esonerato dall'incarico di Ministro e si ritira in campagna in Toscana, presso amici, dove si trovava ancora il 25 luglio. Poco dopo, subisce una perquisizione e viene piantonato in casa dai Carabinieri.


Siamo nel periodo dell'assassinio di Muti. L'Ambasciata di Germania si mette in contatto con noi, e io, sedicenne, vado a Roma con mezzi di fortuna e concordo con Dollmann e Wenner la presenza a Tassignano, presso Lucca, dell'aereo di Kesselring per il 17 Agosto tra le otto e le dieci, con motori accesi. Mio padre ed io, eludendo la sorveglianza dei Carabinieri, riusciamo, in bicicletta, con uno stratagemma, a portarci verso il velivolo e a prendere il volo fino a raggiungere il Quartier Generale di Hitler ai Laghi Masuri nei pressi di Tannenberg.
E' noto che i tedeschi chiamavano Ricci "il prussiano d'Italia". Fummo a lungo interrogati sulla situazione militare generale del Paese e io feci da interprete durante le prime conversazioni, poi, sia per lo stress che per il clima, mi ammalai gravemente di polmonite, cosicché potei seguire i rapporti fra i tedeschi e mio padre solo per quello che lui mi riferiva. Eravamo alloggiati in una piccola casa su una isoletta nel mezzo di un lago senza telefono né radio. I colloqui di mio padre si svolsero con molta correttezza con Hitler, Wolff, Himmler ed altri, soprattutto militari, di cui non ricordo i nomi. L'8 settembre notte mio padre fu convocato improvvisamente, e Hitler gli illustrò la situazione creatasi e chiese chi potesse riprenderla in mano. Mio padre non ebbe esitazioni nell'indicare Mussolini. Hitler rispose: "Abbiamo sempre saputo dove si trovava, provvederemo a liberarlo". Pochi giorni dopo venimmo condotti in volo a Monaco, dove Ricci trovò Mussolini libero. Il 17 Settembre volammo in Italia, sempre con il velivolo di Kesselring, e Ricci proseguì per Roma dove assunse il comando della Milizia che poi, con l'aggiunta di Carabinieri e di reparti della Polizia Africa Italiana e molti giovani volontari, divenne la Guardia Nazionale Repubblicana.


In un tempo relativamente breve questo Reparto divenne una Arma organica, con addirittura otto scuole allievi ufficiali e una organizzazione capillare che sembrò miracolosa per le sue dimensioni e la sua efficienza. Ricci sostenne sempre che i reparti della R.S.I. dovevano essere tutti volontari, dal che scaturirono non poche difficoltà con Graziani che voleva la coscrizione obbligatoria. Volle formare, accanto ai reparti di veterani, reparti giovanili d'assalto inquadrati da ufficiali subalterni, che dovevano provenire dalle otto scuole all'uopo create. Nel 1944 la G.N.R. era diventata una forza di 360.000 uomini. In quel periodo, il fratello di mio Padre, semplice Sergente Maggiore della Milizia, venne ucciso con una raffica di mitra nella schiena, mentre rientrava nella propria modesta casa di Carrara. Benché sollecitato dai tedeschi e da tutte le autorità italiane a organizzare una esemplare azione di rappresaglia (Kesselring mise a disposizione ingenti reparti tedeschi) Ricci rifiutò ogni consiglio, ritenendo la vendetta un inutile spargimento di sangue che avrebbe portato altre inutili sciagure al Paese.
Nella primavera del '44 mi arruolai anche io come semplice legionario nel Decimo Battaglione d'Assalto Roma al comando del Maggiore Guerzoni. Alla metà del '44 Ricci lasciò il comando della G.N.R. per contrasti con i Tedeschi e con le Autorità italiane, contrasti che culminarono nella trasformazione dei battaglioni Giovanili d'Assalto in reparti contraerei.
A Ricci rimasero solo la presidenza dell'O.N.B. risorta, e undici fedelissimi ufficiali che vollero rimanere con lui.
Arriviamo così al tristissimo epilogo della R.S.I., nell'aprile del'45. Il 25 aprile Ricci si recò in prefettura a Milano e attese di essere ricevuto da Mussolini, che era impegnato in arcivescovado nel tentativo di una soluzione finale e pacifica degli ultimi sviluppi del conflitto. Ricci tenta anche di essere ricevuto da Vittorio Mussolini, che gli fece sapere di ripassare. Allora Ricci rientrò al suo ufficio, e riuniti i suoi 11 ufficiali confermò ad ognuno le disposizioni impartite in precedenza.
Nella serata osservò dal suo alloggio di Porta Venezia la colonna delle auto del Governo della R.S.I. che usciva da Milano.
Nella notte uscì anche lui da Milano con un carro armato della Leonessa accompagnato da sei dei suoi ufficiali. Vennero attaccati e risposero al fuoco. Traversarono vari posti di blocco, poi si tolsero le tute da combattimento e distrussero il carro.
Ricci non viene ricercato perché i giornali avevano pubblicato la notizia del suo suicidio con foto molto somiglianti.
Dopo tre mesi di latitanza, tramite una delazione, venne catturato e subì cinque anni di carcere con due condanne a trenta anni, finché usci con l'amnistia "Togliatti".
Uscito dal carcere si occupò di affari con la Germania, dove la grande industria tedesca gli aprì le braccia. Molti industriali tedeschi erano stati in carcere con lui per ragioni politiche e, da "vecchi galeotti", si affidavano a lui per i loro interessi in Italia. Purtroppo una grave forma di cancro lo stroncò nel giro di un mese, subito dopo un suo viaggio in Germania. Prima di morire tuttavia assieme a Graziani e Borghese fondò la Associazione Combattenti della R.S.I. di cui Graziani fu il presidente e Borghese e Ricci i due Vicepresidenti.
Morì a Roma il 22 gennaio 1956 dopo atroci sofferenze, sopportate con stoica fermezza.
Di Giulio Ricci
DA STORIA VERITÀ


MODENA
 Nel cortile della federazione-la Compagnia della morte







Lettera   dell’ allievo Ufficiale Benito Cugini, appartenente alla Scuola di Varese della GNR, trucidato in Val Staffora il 29 novembre del 1944. La lettera gli fu trovata addosso, perché mai mandata a destinazione dai suoi assassini


Copertina di un opuscolo propagandistico della GNR
notare lo stile futurista del disegno, che rappresenta una doppia M








TORINO




GNR DEL "LUCCA" SFILANO A MILANO




Verzi ( Pavia ) L'allievo ufficiale della Guardia Nazionale Repubblica Walter Nannini , di 20 anni che verrà ucciso dai partigiani il 12 settembre 1944 nei pressi di Verzi , con altri quattro Camerati mentre viaggiava su un autocarro  con dei  feriti diretto a Pavia . I cinque fascisti e i feriti vennero finiti a colpi d'accetta  



ALESSANDRO MIGNANI, Brigadiere della G.N.R., assassinato dopo il 2 maggio 1945 e il cui cadavere non è mai stato recuperato. Prima di lui erano Caduti i suoi due figli, Romano e Arnaldo, giovanissimi Legionari. Vennero anche assassinati i suoi fratelli Gualtiero, Clinio ed un terzo di cui si ignora il nome di battesimo, e due nipoti, Romano e Raoul, figli di Clinio


AGOSTNO CEREDA
CAPITANO DELLA G.N.R. UCCISO A CISALGO (VA) IL 11 MAGGIO 1945

PIETRO VILLA
MILITE DELLA G.N.R. UCCISO A MILANO IL 9 SETTEMBRE 1945

LA TOMBA DEL MAGGIORE  LUIGI GATTI 
DELLA G.N.R., AL CAMPO 62 DEL CIMITERO DI MONZA, UCCISO A MONZA IL 28 APRILE 1945

Tutti di età inferiore ai 18 anni, appartenenti alla G.N.R. solo la terza da sinistra NADIA SALA sopravviverà. Gli altri IVO ORLANDI, PIETRO MAZZONI, LUCIANA MINARDI, furono trucidati tra il 5 e il 26 maggio 1945


TENENTE MANLIO ODDONE
Fascista della prima ora, squadrista della Marcia su Roma, decorato della Sciarpa Littoria, Capo Manipolo della MVSN, poi Tenente della GNR.. Dopo l' 8 settembre, senza esitazione alcuna, rimase al suo posto. Figura limpida e onesta, divenne facile bersaglio per coloro che fecero della vigliaccheria la propria arma di battaglia. La Sua vita fu spezzata in quel pomeriggio del 28 ottobre 1943 (data simbolo, scelta appositamente dai suoi aguzzini) nel mentre era intento ad entrare nel "palazzo dei telefoni" di via E. Rayper a GE-Sampierdarena (ora Via Dattilo), ove in quegli anni aveva sede il comando della GNR (Guardia Nazionale Repubblicana). Buranello, e i suoi, lo colpirono alla schiena con nove colpi di pistola. Oddone morirà tre giorni dopo, presso l'allora Ospedale Militare di Genova Quarto.  La via ove avvenne l'agguato, fu a lui intitolata fino a luglio del '45. Primo caduto della RSI a Genova, riposa nel Sacrario della Repubblica Sociale Italiana, presso il Cimitero Monumentale di Ge - Staglieno.